Antonio Cardia: IL DECIMO GIORNO

 

Combatto da 10 giorni.

Ogni mattina mi risveglio con la sensazione di
aver percorso chilometri durante la notte. Ho mal di piedi, i muscoli delle
gambe indolenziti e rigidi come all’80° di una partita di calcio e segni di graffi
sui polpacci. Ho le mani segnate dalle escoriazioni delle cadute e sotto le
unghie ho terra e sporcizia.

 

Combatto da 10 giorni, a quanto pare.

Mi alzò a stento dal letto che porta ancora i
segni verdi dell’erba del campo da battaglia, gli stessi segni verdi che trovo
sul retro e sulle ginocchia dei miei pantaloni del pigiama quando li tolgo per
medicarmi le ferite che ho sulle gambe. Ferite di cadute, non gravi, lividi e
escoriazioni. Lungo entrambi i fianchi mi scorrono dei segni, lunghi e tortuosi
come una strada di campagna. Segni che non riesco a spiegare. Ferite da arma da
tagli? Lacerazioni provocate dalle canne rotte che crescono negli acquitrini
che sono costretto a guadare ogni notte? Artigliate di qualche felino
acquattato tra le erbacce dietro le quali mi nascondo, pavido, prima di trovare
il momento giusto per scappare o per sferrare l’attacco?

 

Pare che il mio combattimento stia durando da 10
giorni.

Lo cancello ogni volta che mi alzò dal letto.
Resetto quella parte di memoria che mi potrebbe aiutare nella prossima
battaglia. Tutti i trucchi dei nemici che sono riuscito a carpire, la
formazione geologica del territorio nel quale si svolge la mia battaglia,il
nome dei miei commilitoni, tutto questo devo impararlo ogni volta da capo. E’
così ovvio che di questo passo non potremmo mai vincere! Chissà se i miei
compagni d’armi se ne rendono conto o se loro, al contrario di me, riescono a
mantenere una consapevolezza delle azioni che intraprendiamo. Io non cresco.
Ogni giorno è come se fossi una matricola, una spina buttata al macello in
prima linea, senza neanche aver avuto l’addestramento minimo per poter essere
lì.

 

10 giorni di combattimento, con l’ultima battaglia
fatta.

Dolorante mi trascino verso la cucina e riempio la
caffettiera con il caffè da fare. Dolorante apro la dispensa a cercare qualcosa
che mi possa rimettere in sesto: zuccheri che mi diano un minimo di energia. E
proprio lì, nella dispensa, accanto a nutella e fette biscottate, che trovo la
granata, sporca di fango e odorante di ruggine, la spoletta tolta ed un aspetto
nocivo. Evidentemente alcuni equilibri nella battaglia devono essere cambiati
senza che io me ne accorgessi (e come avrei potuto, dopotutto?).

 

Ho combattuto per 10 giorni.

 

Comments are closed.