Gianni Cusumano - COSTO OPPORTUNITA'

 

La luna s'ingrassava del cielo

quando finii la birra.

 

Quando

dall'altra parte del continente,

Amoddio asfaltava nuove strade maledette

per nostro Signore,

e io uscii sperando nell'ultimo bar aperto,

passando accanto la carcassa di un gatto stecchito,

respirando lo zolfo dei marciapiedi,

evitando puttane e bracconieri,

contando gli spiccioli in tasca,

maledicendomi prima del tempo.

 

Quando il sangue impazzito di un finocchio pugliese

cominciava a ribollirmi di speranza le vene,

e respiravo limone dalla bocca di una bottiglia gelata

e forse

una nuova storia era tutta da scrivere,

la luna s'ingrassava del cielo.

 

Finii la birra,

quando in centinaia dopo Cristo

erano morti e risorti

e avevano venduti i loro libri,

i loro dischi,

i loro quadri,

lasciandoci ai nostri costi opportunità.

 

Quando Amoddio andò a pisciare

dall'altra parte del continente,

prestandomi alle braccia grasse

di una vecchia vergine bionda e la sua ugola dorata,

avvolto di luce fredda fin dentro il buco del culo,

e, forse,

un'altra storia del cazzo

era davvero tutta da scrivere,

la luna s'ingrassava del cielo

e io finii la birra.

 

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Aldo La Serpe - LA PREGHIERA DI PELLI

 
 
 
 

Cerchiamo di rendere grazie alla terra, prima dell’apparizione dei segni di Is e dei miei livelli di colpevolezza: l’aurora amara, i pastori sodomiti sui prati, i fanciulli sonnambuli in un macabro Sabbath operando la catramiscenza; i quali atti ci allontanano dall’Atto di Contrizione.

Prima di fare voto diamo una quotidiana santificazione alle nostre esistenze circondate maggiormente dai mali dove siamo caduti e dove veniamo colpiti a più riprese.

Siamo degni di ascoltare una preghiera?

Di partorirne qualcuna, aspirando ai frutti minori?

Ma non tardiamo, può arrivare…

Che sciocco! Lui è sempre con noi, con la sua sinfonia di dolori ad aggravare i movimenti funebri,

c’è una brutta aria, è il collasso del Sud, non trova guarigione.

Allora cominciamo sin da adesso a cambiare i nostri appetiti ed a fortificarci con la penitenza, pariamo lentamente? Con caratteri di fuoco? Regaliamo questa soddisfazione minima a Lui?

Dopo aver nuovamente toccato il fondo, ecco che si ritorna all’esistenza ma, senza effetti, senza luoghi di memorie.

Dobbiamo spiegare chi siamo per un possibile aiuto divino? Descrivere la nostra condanna malgrado non sappiamo perché siamo stati adunati?

Chi è stato quaggiù per poter narrare le mie vicende?

Sono cittadino del fuoco ed ho voglia di nascondermi dentro una rosa e vivermi il profumo, vorrei amare tutto col cuore ma sono senza gloria, senza onore, quanto alla salute, ecco che risale ma, per scendere sull’ago di una fiamma.

Oh, se riuscissi a ricordare un’orazione o a rimembrare il sangue che m’ha succhiato quando, da vampiro, veniva a farmi visita sfondando la finestra, i venti d’argento, le colonne di vento, le opere marine, le dolci navigazioni sul bacino, il fianco del sole quando bruciava più del centro.

Oh, sindaco azzurro, il mio mal di tutto mi disorienta, il male muscoloso sputa sangue nero.

Non voglio più contatti ravvicinati con il caro Lui ma pensieri di mare; ha quasi preso possesso del mio cuore, è un vero sacerdote delle anime perse, le sue mosse sono esemplari in una sala popolare.

Ho in me una volontà tesa dentro un laboratorio violento e son disposto a far di peggio: lo sterminio, liberami Signore da queste nuove dirigenze, dammi continenza e castità, uno stampo d’epoca benedetto, uno stucco dorato, dei colori cristallini, un disco di luce dentro la sala, a riunirci.

Voglio dirti cos’è l’amore:

è prendere in braccio la mia ragazza e non sentir peso.

 

 

DIALOGO - "Saggezza alle 7 e 25. Ovvero: obiezione di coscienza e teoria del caos"

 

 

PERSONAGGI: EMILIO STRATI, ELMORE PENOISE

Elmore scrive:
porca troia secondo te quando incomincia la vita?

Emilio scrive:
a 65 anni

Elmore scrive:
uahuahauhaua

Emilio scrive:
per chi ci arriva

Elmore scrive:
no intendevo: la Vita

Emilio scrive:
eh, avevo capito

Elmore scrive:
prima o dopo del concepimento? Un bel rompicapo, studiavo ste cose

Emilio scrive:
ah in quel senso! La vita biologica la hanno pure le piante eppure non sono tutelate dal diritto se non intese come proprietà, giusto capo?

Elmore scrive:
uhm ecco… esatto

Emilio scrive:
io credo che... mah..sarebbe lungo e poi cmq rimarrebbe solo una mia opinione..anche se tu lo avevi chiesto appunto per questo


Elmore scrive:
Si.
Anche gli animali alla fine sono simil piante (anche se c'è un reato per maltrattamento uccisione di animali..però è blando)

Emilio scrive:
allora cosa ci differenzia dagli animali? La capacità di giudizio… ma un bambino non la ha, allora non va cercata filosoficamente la risposta ma scientificamente, ergo la vita comincia nell'utero.

Elmore scrive:
ok il concepito è vita e in effetti si può essere d'accordo, però è vero anche che l'embrione può salvare altre vite… e allora cazzo… quanto è eticamente giusto sfruttarlo?

Emilio scrive:
si infatti… però secondo me si parte dal presupposto che la vita va tutelata, non è giusto infatti… eticamente non lo è, perchè si mette sulla stessa bilancia una vita acquisita ed una vita non ancora vissuta ma ancora in potenziale.

Elmore scrive:
Un'altra cosa però è vera: se l'embrione è vita ma dopo la nascita avrà una vita di merda quanto è giusto farlo nascere? Intendo, malformato o malato e magari con un'aspettativa di pochi anni di vita.

Emilio scrive:
si capisco, è spinosa la cosa, in fondo è sempre una scelta della madre che potrebbe considerare la vita del nascituro come una sua proprietà e disporne a piacimento

Elmore scrive:
forse bisogna astrarsi dal diritto e spostare tutto su un piano filosofico anche in questo..cioè sarebbe più giusto consentire a chi non crede che l'ebrione sia vita e farne ciò che vuole pur restando dell'idea che è eticamente sbagliato, come per l'aborto, io non sono d'accordo, ma è giusto che chi non ha la stessa visione della vita che ho io possa praticarlo. Quando il diritto si confonde con l'etica il risultato è aberrante (e quasi sempre c'è un hitler o un mussolini di mezzo) sei d'accordo?

Emilio scrive:
assolutamente, in fondo a cosa porta la modernità se non un benessere materiale e fisico migliore rispetto all'antico, le cure che ci sono adesso prolungano la vita anche di parecchi anni a persone che qualche decennio fa avrebbero vissuto pochissimo, ci sarebbero anche altri esempi… alcune cose però atte a contrastare un effetto naturale come la fine dell’individuo da un punto di vista estremizzato si potrebbero vedere come il tentativo di sfuggire alle logiche naturali, se le malattie esistono, metto 10000 virgolette, c’è un motivo naturale e biologico. Ecco perché anche io sono contrario all’aborto come sono contrario alle tinture per capelli.. estremizzando il tutto ovviamente.

Elmore scrive:
sì questo è vero, da un punto di vista teorico è perfetto, certo che tradurlo in legge è impossibile perchè sono convinzioni che hanno valenza solo nella sfera individuale, cioè se decidi tu per te va bene.

Emilio scrive:
si, infatti come dici tu, la legge dovrebbe permettere a chi vuole comportarsi diversamente riguardo al problema di poterlo fare.

Elmore scrive:
poi diventa un bordello facendo la legge, alla fine tutte le questioni etiche
in cui non c'è un diretto e manifesto coinvolgimento materiale devono essere lasciate al "libero arbitrio"… però cazzo… alla fine è bordello lo stesso!
che differenza c'è tra aborto e omicidio a sto punto?!

Emilio scrive:
infatti, come dicevo prima, o si considera il feto come parte dell'individuo madre e non come un individuo a sè, allora ognuno fa il cazzo che vuole, situazione eticamente inaccettabile...

Elmore scrive:
guarda dal punto di vista della corte cost. quando si è pronunciata sulla legge sull'aborto ha detto questa cosa: la legge non è contraria a costituzione (che considera la vita inviolabile) perchè consentendo l'aborto lo fa effettuando un bilanciamento di valori, quello della madre e quello del concepito in effetti se ti leggi il testo della legge è molto restrittivo

Emilio scrive:
dovrebbe essere una legge come nelle tribù o nelle società antiche purtroppo si finisce per sconfinare nel "credo" che se si consdiera la vita come qualcosa che non appartiene nemmeno a chi la porta ma viene donata allora non esisterebbe l'aborto nè l'eutanasia etc

Elmore scrive:
. Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento

Emilio scrive:
e sarebbe giusto mettere allal pari la vita della madre e quella del neonato in pratica è legittimo un aborto che mette a rischio la vita della madre

Elmore scrive:
L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.


Emilio scrive:
esatto
quindi si fa prevalere la vita formata e cosciente dell'individuo madre su quella non formata e socielamente non integrata del nascituro

Elmore scrive:
sì praticamente sì
ci sono i due casi art 4 entro i 90gg, art 6 (più restrittivo) dopo

Emilio scrive:
perchè come ti dicevo prima le leggi sono fatte in un'ottica di società e non sono viste come dogmi

Elmore scrive:
dice la corte cost che tra una vita in divenire e una vita già divenuta bisogna bilanciare i due valori
è un problema che si può superare solo regolamentando il più possibile

Emilio scrive:
cioè esaminando caso per caso, una legge assoluta non ci potrà mai essere

Elmore scrive:
non c'è soluzione, ci sarà chi ti dice con argomenti altrettanto inattacabili che un cosetto non formato non è vita

Emilio scrive:
infatti non se ne uscirebbe

Elmore scrive:
io non ce li ho perchè non ne sono convinto
secondo me infatti il discorso diventa sterile quando lo si pone sul io penso che è vita io no
e questo è l'errore della legge 40 sulla fecondazione assistita
che si è schierata
ed ha scatenato i favorevoli ed i contrari fomentando solo sciarre

Emilio scrive:
alla fine secondo me, sta sempre al singolo.. se c'è o non c'è la legge, purtroppo per la fecondazione poi
il discorso è diverso ma se una donna vuole abortire anche fuori dai tempi credi che non trova il medico che lo fa? su compenso e in nero ovviamente
però il discorso legislativo è diverso certo

Elmore scrive:
alla fine se ci pensi ci sta una legge che permetta l'aborto e una che punisce l'omicidio..chi vuole tutelare una vita in divenire non può non voler tutelata una vita divenuta
beh quello è omicidio però

Emilio scrive:
si è un contrasto

Elmore scrive:
se lo beccano

Emilio scrive:
una vita potenzialmente importante, ecco perchè vedi... secondo me non si può prescindere da questo
se credi o non credi, ogni cosa influenza il risultato
anche se uno crede alla teoria del caos, magari quel bambino non nato avrebbe sconfitto il cancro che ne so

Elmore scrive:
hehehee


Emilio scrive:
o magari sarebbe diventato il nuovo hitler, non si può mai sapere..e secondo me non sta a noi decidere

Elmore scrive:
forse è tutto su un piano individualista che bisogna spostarlo

Emilio scrive:
un pizzico di ..chiamiamola spiritualità..non lo so non guasterebbe in certi contesti

Elmore scrive:
il cristianesimo e anche il marxismo ci hanno inculcato che quello che è giusto è assolutamente giusto
io sono individualista in questi casi
ovviamente quando la sposti su un piano materiale
sono un comunistaccio bastardo

Emilio scrive:
eheheh, ma cmq se ci pensi un bambino è umanamente e legalmente sotto la tutela dei genitori
non prende decisioni per sè

Elmore scrive:
perchè lì è diverso sul piano materiale

vero

Emilio scrive:
nessuno di noi ha scelto di venire al mondo
è stata uan scelta di altre persone

Elmore scrive:
in effetti è vero

Emilio scrive:
però una volta fatto il danno… diciamo
ok..c'è
punto
non hai scelto tu di nascere

Elmore scrive:
ti piaciu a bicicletta..

Emilio scrive:
ho scelto io e ormai che ci sei non posso decidere di non farti nascere

Elmore scrive:


Emilio scrive:
poi il caso specifico è da valutare certo malattie etc

Elmore scrive:
però il punto è sul ci sei perchè per alcuni non ci sei a livello embrionale in effetti non è detto che l'embrione si sviluppi molti muoiono

Emilio scrive:
l'embrione in se è tessuto biologico ma non è un individuo un feto già è diverso
poi non sono medico quindi non ti posso dire

Elmore scrive:

vero

Emilio scrive:
ci sono anche casi

Elmore scrive:
un feto è diverso
decisamente sì

Emilio scrive:
mah.. cmq, non so...

Elmore scrive:
boh... sono in fase di farmi un'idea ma è ancora lontana, per ora vaiu e mangiu

Emilio scrive:
ok, ci sentiamo piu tardi

Elmore scrive:
ok.. ciauu

Emilio scrive:
ciauz

 

Pino Amaddeo - MENTRE DORMITE


 
La casa di Satana si trova al centro della vostra città
finestre a ghigliottina e pareti dipinte verde muschio.
 
L' appartamento è un monolocale privo di balconi.
 
Con me è sempre carino, l’angelo della tenebre
ceniamo insieme ogni ultimo venerdì del mese.
 
Il suo vino è fatto in casa, non è di sangue
è fatto con uva raccolta da veri bestemmiatori
esattamente come me. Gente che non chiede
a quel porco di dio nessun compromesso.
 
Non chiederemo compromessi neanche a voi
luridi ruffiani di chiesa, di partito e di stato
e neanche a voi perfidi malfattori
venditori di sogni irrealizzabili, illusionisti.
 
La casa di Satana non ha tappeti
non ha fuochi e nemmeno forche.
 
Ci avete raccontato un miliardo di frottole
un’infinità di bugie che adesso regnano
nelle vostre vite benedette dai perbenisti
vite che si sono ormai tramutate in trappole
trappole di tutte le dimensioni e tutte senza uscita.
 
Satana vi osserva, vi scruta, vi contempla.
Dio vi perdona e chiede il vostro amore.
Satana se ne fotte dei complimenti.
Dio chiede preghiere e falsità.
 
Satana è anche nelle vostre case
di notte, mentre dormite vi ruba il silenzio.
Dio s’incazza e così arriva l’alba
per ricominciare un nuovo giorno
per ricominciare a far finta di niente.
 

Julio Carnera - UNA BUONA POESIA

 


 

Una cattiva poesia
non dorme nel tuo letto,
non ti asciuga il sudore dalle spalle
col respiro
dopo una notte umida
prestata alle fiamme.

Una cattiva poesia
non ti scava negli occhi,
non geme cavalcandoti l'anima,
non ti allunga un braccio sul collo
per proteggerti
dall'inferno.

Una cattiva poesia
non è il leone che ti danza sullo stomaco,
non è la tigre che ti artiglia le spalle,
non ha l'odore selvatico
della vita
tra i capelli.

Una cattiva poesia
non ti offre da bere,
non ti paga da mangiare,
non ti riporta a casa sano e salvo
e poi ti dice
“TI AMO”.

Una cattiva poesia
non da soldi in prestito
e parla la lingua degli imperi,
ascolta cattiva musica
e spera sempre che tu abbia
un buon lavoro.

Una cattiva poesia
non ha il sorriso dell'eternità dorata tra i denti,
non ha mai letto Kerouac
né mai letto Hemingway,
e non alleggerisce il carico di sconfitte
che porti sulle spalle.

Una cattiva poesia
non aspetta che sia tu il primo a parlare,
se ne intende di misure
e preferisce le rime alle parole,
una cattiva poesia
da tutto per scontato.

Una cattiva poesia
ha sempre fretta di andare,
si spegne con lo schermo del computer,
scivola via con la merda nel cesso,
una cattiva poesia
secca come un preservativo al sole.

Una cattiva poesia
è sulla bocca di tutti,
è una puttana pesta incatenata a un letto,
è un'inserzione sporca sul giornale della domenica,
è il premio della critica
sullo scaffale delle offerte.

Una cattiva poesia
non ti asciuga la gola,
non ti secca la lingua,
non ti rende povero,
una cattiva poesia
non ti buca il fegato.

Una cattiva poesia
non è un incubo,
non è una corda che trema sul vuoto,
è una rassicurazione,
una cattiva poesia
è un conto in banca.

Una buona poesia
è un cuscino di pietre
su un letto di spilli,
una buona poesia
non sfiora l'anima,
colpisce a morte e basta.

Una cattiva poesia
non è una buona poesia.

Una cattiva poesia
è roba da poeti.

Francesco Villari - PETRI E PETRICEJI

 


 

Nc'erunu risposti mbucciati

arretu 'o buttuni ri cazi,

e non faciti finta

l'occhi si guardunu ndall'occhi.

 

Cu rispettu parrandu

si isa i n’terra nu sciat'i ventu

e du petriceji si smovunu

senza sconzu pe nuju.

 

Risciatamu puru nui,

e non ci faci nenti se dui

tri quattru

o cincu i sti petri

ndi trasunu nde scarpi.

 

Su granelli i sabbia

chi s'mbucciunu ammenz'e jirita

o chi s'imbrazzunu 'a cazetta.

 

Su i petri chi non t'haju a cuntari.

I petri chi l'ha sapiri.

 

A discrezioni 'ra sensibilità 'ri to peri.

 

Hasael - ASSENZA


 

Devi proprio scappare?

Non so se il senso del dovere o la paura di sostenere il suo sguardo, fatto sta che me ne vado.

L’idiozia si impossessa di me ogni volta che quegli occhi si posano sui miei.

La consapevolezza di non essere più parte integrante del suo esistere, stronca ogni sussulto di volontà a rimanere davanti a lei, mentre fornisce mezzi veloci per scappare a gambe levate.

Mi ritrovo in un’aula calda, le tende oscurano tutto e il proiettore sputa fotoni contro un telo bianco, la mia presenza è assolutamente irrilevante, io sono assolutamente irrilevante, riesco solo a boccheggiare in questa semioscurità scandita da melodie marca Bjork.

La comunicazione finisce e in meno di cinque minuti mi ritrovo in mano un “TrattoMarker” col quale schizzo su un foglio A3 per cercare di far entrare in testa ad un paio di occhi chiari e spenti il concetto di “piano americano”, inutile far leva su un Clint Eastwood e su un “al cuore Ramon!!! Mira al cuore!!!”.

Dovrei documentarmi forse sull’ultimo parto purulento di quella collinetta dorata sulla west coast marcata U.S.A. forse così il concetto potrebbe passare in maniera più spedita, ma onestamente preferisco spedire questi occhi chiari dritti verso un solido “18” nella speranza che sì fatto risultato possa schiodare questo simulacro di volontà verso la visione consapevole di “Per qualche dollaro in più”.

Speranza ovviamente mal riposta, ma intanto il “18” resta e tanto basta.

Pensieri in ridondanza, fasi cicliche di risonanza tentano di far crollare la mia attenzione e riportare il pensiero verso ciò che ho lasciato andare, verso la possibilità di un dialogo umano e consapevole.

Mi trastullo con l’inutilità rifiutando la reale essenza dell’esserci.

La mia idiozia non ha confini umanamente definibili, la causa di una sconfitta che ancora brucia in maniera lancinante.

Tu mi dici che ti tengo a distanza, perché non sai quanto mi costa tenerti vicina.

Non conosci quanto sono vigliacco, non sai quanto quell’amplificazione di complessi possa mancarmi o quanto ancora la piaga della colpa possa scavare nella mia carne inondandomi di cancrena.

Non puoi misurare il vuoto che ruba ogni mio respiro, dal momento che ormai sono il passato.

Il grigiore cancella ogni sussulto cromatico, annulla ogni traccia di vitalità lasciando solo sabbia arsa dagli eventi.

Sterilità, un immoto deserto di incandescente assenza di rigogliosità esistenziale.

 

Sergio Branca - (da) LA DERNIÈRE ÈPOQUE

 

 

  Il mio primo esperimento

sarà d’impiccare

una rosa

e già si vedranno

meno dolci

le giornate.

 

E nessuno comprerà più niente:

viva la pubblicità

che non riesce a vendere.

 

Siediti lì,

osserva.

 

Cosa c’è di dolce

nelle nostre ombre?

 

Cosa c’è di dolce

nel tornare a casa a mangiare?

 

Cosa c’è di dolce

nell’aspettare la propria donna

senza interesse?

 

Per questo me ne fotto

della rima,

dell’armonia.

 

Pino Amaddeo - RIVOLUZIONE

 

Ero venuto a chiedere rifugio per non essere massacrato dalle bombe mediatiche e tu mi hai offerto un succo di frutta alla pera, senza nemmeno avvertire la mia sete.
Adesso non voglio dire che vorrei starmene tutta la sera con te e baciare le tue labbra, anche perché prima gradirei un bicchiere di vino rosso e vorrei che anche tu lo bevessi e dopo baciandoci le labbra vorrei che insieme iniziassimo a disturbare il nostro futuro. 
Ma certo che possiamo traslocare, anche domani se vuoi e poi sappi che adesso ho incontrato un altro dio, molto più simpatico del tuo, intanto perché ha meno leggi, giusto qualche comandamento per non dare troppo all’occhio nella sua diversità.
Un dio che non ti castiga, un dio adatto ai nostri giorni e che non crede nella puntualità, un dio molto più simile a tutte queste teste di cazzo che ci girano intorno, un dio moderno. 
Anche nella stagione dei silenzi siete venuti a rompermi i coglioni con i vostri spot  ed allora ho deciso che invece di cambiare casa o macchina o di cambiare partito in tutta serenità ho deciso di cambiare dio e di scegliermene uno che non rompe i coglioni.
Voglio starmene tutta la sera con te a baciare le tue labbra e poi sarei davvero interessato a ficcare il mio bel cazzo teso dentro quella tua dolcissima figa. Ohooo... che porco che sono!
Dobbiamo traslocare, non domani, dobbiamo traslocare immediatamente e senza leggi. Dobbiamo andare a tartassare il nostro futuro, non dopo ma prima di subito. ADESSO!
Voi avete il diritto di pensare che io sono pazzo… ma anch’io ho il diritto di dire che  MI AVETE ROTTO I COGLIONI. MI AVETE LETTERALMENTE SCASSATO LA MINCHIA!
C’è questo nuovo dio, paziente, tollerante e anche un po’ eretico, che mi segue in questo maledetto cammino, maledetto e coerente. 
Devi scavare, ma non così… devi scavare e cercare il silenzio di una lacrima vera, una lacrima che sa dirti di non aspettare più le rivoluzioni delle idee o delle pratiche e che sa dirti di non aspettare più le rivoluzioni.
Devi scavare e cercare, cercare e scavare, devi impazzire e poi devi essere sepolto vicino ad altre teste di cazzo.
Ero venuto a chiedere del vino per non essere distrutto dalle vostre maledette idee.
 

Lucio Salis - DOPO CENA

 

 

Non è vecchio, ma anziano abbastanza
è seduto in veranda a fumare
e a guardare il ruscello che schiuma
per un po’ di corrente.

È sereno e serena è la notte.
Arrovescia la testa e le stelle
gli vengono incontro.
 
Si sistema per bene e sospira
scorgendo la moglie da un po’ di finestra.
 
La donna sistema in cucina
tranquilla e precisa.
 
- Noi soli – lui pensa
e la guarda
e ricorda milioni di cose
momenti di gioia, problemi risolti
fatiche tremende per crescere i figli
ormai sistemati.
 
- Insieme…- pensa
e la guarda.

E l’adora cogli occhi
finché piano piano si leva
e con passo leggero va dentro
la raggiunge, le cinge le spalle
e le sfiora in silenzio la nuca
esprimendo una vita in quel bacio.
 
Lei si schermisce ridendo e pigliandolo in giro
Lui stringe le labbra, strizzando un po’ gli occhi
 
- Insieme… - pensa.
 
È felice.
 

Gianni Cusumano - BIRRE E UOVA A SUFFICIENZA FINO ALLE PROSSIME ELEZIONI

 


Pazienta.

Finisci prima il vino.

Possibile che tu abbia

già svuotato due bottiglie?

Sii ragionevole,

pazienta.

C'è ancora una sigaretta

che ti brucia tra le dita.

Possibile che tu abbia

già finito tutto il tabacco?

La musica sta ancora suonando

e dopo quella

ti resta ben poco.

Perché non ti decidi a pazientare?

Hai fretta di sapere

come va a finire il film

anche se c'è ancora la pubblicità?

Ma la pubblicità non finirà mai.

 

Quindi ti conviene pazientare

e dare sfogo al culo

più forte che puoi.

 

Pazienta.

Le motivazioni sono come le parole,

non le trovi già scritte e pronte all'uso.

Questo lo capisci?

Annusati ancora un po' le dita

e fatti trovare pronto

per il prossimo notiziario.

 

Ti conviene pazientare,

perché saper grattar bene

una striscia di polvere argentata

non fa di te un vincitore.

Anche questo lo capisci,

non è vero?

 

Quindi pazienta.

Ci sono birre e uova

a sufficienza in frigo

fino alle prossime elezioni.

Non ti basta?

Non avere fretta

perché potresti finire

a scopare una donna

che sa quanto fai schifo

e non manca mai di dirtelo

e per questo ci farai un figlio

e alla fine ti sposerà.

Pazienta.

Pazienta.

Pazienta.

Sii paziente.

 

Perché un giorno

ti ritroverai a elemosinare pompini

al tuo capo ufficio,

e quando verranno a chiedertelo

dirai che lo facevi

perché anche i figli dei lavoratori

hanno diritto a sfamarsi.

Perciò mettiti comodo

e aspetta,

perché anche la solitudine,

come tutte le cose preziose,

ha un costo,

e potresti non permettertela più.

 

Allora, amico mio,

allenati a tracciare X sulla sabbia,

fai la punta alle matite

e scalda il tè freddo.

Fatti regalare un appartamento,

finisci il vino,

fuma la sigaretta,

scalda la cena,

scopa tua moglie,

porta fuori il cane,

dì “Sogni d'oro” a tuo figlio,

aspetta il notiziario

dopo la pubblicità,

e masturbati di nascosto

davanti la TV alle 3 del mattino.

 

In fondo non c'è fretta,

non c'è mai stata fretta.

 

Pazienta.

Pazienta.

Pazienta.

Per la Rivoluzione

c'è sempre tempo.

 

Francesco Villari - PAROLE ACCESE

 


    Ho adorato i mostri marini sin da quando mi finsi Capitano Nemo. Ero piccolo. Ero sotto le coperte. Avevo trovato un mondo che era soltanto il mio ed adoravo tutto di quel mio mondo, anche i mostri marini. La superficie invece l'ho odiata sin da quando ancora nel passeggino, le strade sulle quale mi portavano a passeggio erano devastate da chissà quale elemento esterno. 
 

 

            All'interno di un circuito le cui larghe vedute possano essere sempre rimarcate (ed all'occorrenza rivedute, corrette, smentite, millantate...) ci si sta davvero di merda. Non lo dico per intimorire gli avventori nè tantomeno per  denigrare le vittorie, le indiscutibili vittorie ottenute sul campo con quorum e percentuali incontestabili, ma si sta di merda. Ho sentito parlare dell'amore per  la propria terra, ed il concetto di proprio mi sta stretto ma non mi ci fermerò troppo. Ho sentito della mirabolante esperienza che la terra trae dalla fertilizzazione organica. Mi chiedo se l'homo erectus humus possa diventare materia di studio in uno di quei laboratori abbandonati a se stessi, ma perseguiti legalmente in caso di autogestione, e fare quindi in modo che diventi il cane che si morde la cosa. L'uomo che mangia la propria merda. Il Pinocchio che si ribella al proprio padre (creatore, scrittore, disegnatore... fate voi). Ho sempre adorato i mostri marini perché sott'acqua devi saperci stare. Superato il primo step, necessario alla comprensione del sistema di vita che ti obbliga ad adeguarti  alle leggi della respirazione, si passa ad affrontarne un altro. Il mostro marino è al terzo livello perché è diventato Mostro.  L'uomo ha imparato a respirare ma, senza offesa, il coefficiente di difficoltà è di tutt'altro livello. Posto che ci sia spazio per tutti non è corretto pensare che possa durate per sempre. L'impastatrice è stata settata male ed i parametri han reso l'impasto un impiastro con l'implicazione di dover segnare a perdita questi soldi. Non ci sono ragionieri in giro. Non ci sono ragioni da ascoltare. Adoro i mostri marini e la carta non è amica dell'acqua. L'homo sapiens ha rotto un po' i coglioni con le storie per bambini scritte in dimenticanza di esserlo stato. Nello Stato di cose attuali mi Mostro per quel che sono.

(L'articolo è apparso su InScena Magazine del Novembre 2009)

PERGAMENA APPESA - ECCO IL NUMERO 01

Eccoci ancora una volta appesi e contenti a fare l’amore con il fetore dei tempi che, al viverci a stretto contatto, ci lasciano addosso il loro alone di buio e luce.

 

Aspiranti e aspiratori, comandanti e cospiratori, vogliamo specificare che il proposito è chiarissimo:

ci auguriamo che la PERGAMENA APPESA possa essere il peggior tascabile in circolazione. 

 

LA PERGAMENA LA PUOI SFOGLIARE QUI:

http://issuu.com/autoprodappese/docs/pergamena_01

 

 

 

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jahnny@hotmail.it

richiedendone una copia in pdf pronta per la stampa, che saremo contenti di allegare in risposta.

 

Ultimo ma importantissimo consiglio:

 una volta effettuato il download, o richiesto il pdf, si consiglia di stamparlo

su foglio formato A3 e piegarlo su se stesso, poi piegarlo su se stesso, poi piegarlo...

 

Hasael - PUSHING TIME

 
 
 

Ozioso quel pomeriggio, come solo quei languidi giorni di luglio possono offrire, vento tiepido che scosta le tende in damascato rosso.

Gracchia il citofono e immancabilmente si sente il tonfo plastico della cornetta che si stacca e finisce sul pavimento, spargendo quel suono fastidioso per tutto il corridoio, amabilmente ribattezzato “CORSO CARRAPIPI”.

Barcollando, tanto per il torpore pomeridiano, quanto per la bionda gelata, arrivo e raccatto da terra il ricevitore, quattro piani più in basso nell’ombra dell’ingresso qualcuno dice: “Cerco il nero!”.

Distrattamente chiedo chi lo cerca e cosa vuole, ma so già che tra un po’ la domanda sarà “Quanto ti serve?”, giusto il tempo che Bradipo, così dice di chiamarsi, arrivi su con quel catorcio d’ascensore.

Lo faccio entrare e mentre lo conduco nella stanza gli chiedo chi lo manda.

“Eddy Punk”, è la sua risposta. Intanto che blatera qualcosa circa i disegni alle pareti e del caldo della giornata, farcisco un tubo di quella buona e lo spedisco in cucina a prendere altre due bionde… non ho idea di chi cazzo sia questo individuo.

Si beve si fuma si acquista si saluta e dopo meno di mezz’ora il languore domenicale può lentamente rimpossessarsi del mio cervello.

Un pomeriggio come tanti, uno come tanti che ti chiede un po’ di rossa calabra.

Un periodo costellato di incontri frugali, serate passate ad aspirare smaniosamente la vita, un turbinare incessante di acquisti, trasferte, visite e serate in locali piccoli pieni di fumo e caldi

Talmente caldi che la birra diventa un surrogato del brodo della nonna dopo 5 minuti che l’hanno cacciata dal frigo, una calura satura di sudore tabacco e bestemmie, musica rombante e alcool sparso un po’ ovunque. Poi il rientro in quel micro habitat ritagliato nell’indifferenza e nel cinismo di un appartamento nel quale regna l’opportunismo e la morale più ottusa.

Tempo andato che di tanto in tanto riaffiora nei ricordi che nascono sospinti dal vino e che spiccano il volo da bocche fetide di salsiccia e fagioli. E spunta fuori ogni tanto quell’enorme vaso per conserve sempre pieno di “rossa”, che fungeva dal self service. Accanto ci trovavi sempre qualche biglietto del treno e un pacchetto di OCB nere, chiunque voleva estraeva una cima e cominciava a farcire piccoli miracoli avvolti in cartine di gomma arabica purissima.

Quella specie di nascondiglio di trentasei metri quadri strappato alla normalità di esistenze in continuo progredire verso l’homo cinicus ne aveva viste parecchie di serate meditabonde al lume di candela e nottate trapuntate di orgasmi, singhiozzi, pianti e risate isteriche.

Su quei muri erano impresse le ombre di un volto che davano forma ad una fisionomia ripetuta più volte fino alla perdita totale di ogni segno di umanità, era il ritratto sincopato della bestia libera e affamata di vita che in quel tempo non mi sognavo di domare.

Sacchi neri trasportati in uno zaino sotto un sole imperante, si lasciavano dietro distanze fatte di case assolate, scalinate in rovina, asfalto appena steso odoroso e molle, angoli traboccanti di urina disseccata e su tutto aleggiava l’odore di quell’erba miracolosa che copriva tutto e si spargeva ovunque, il problema era entrare in ascensore, dove quella fragranza figlia dell’emancipazione, perseverava nel suo lavoro di saturazione per ore e ore.

Poi la scelta delle cime migliori che andavano a rimpinguare la scorta nella boccia, e poi l’estrazione paziente di tutto il residuo dal fondo del sacco e il paziente lavorio per dargli nuova vita e a lavoro finito prendeva il nome di polline o fumo o hashish o quello che vi pare, Lavoisiere sarebbe orgoglioso della trasformazione avvenuta.

Continuava intanto il pellegrinaggio incessante in quella specie di piccola bottega del paradiso artificiale: amicizie nate e morte o solo nate, conoscenze fugaci, i grass’s friends. Tutto composto di un tiepido sortilegio chimico che avviluppava una schiera di esistenze con diramazioni trasversali, propaggini lussuriose e tentacoli opportunistici. Di quel periodo molta gente non la ricordo nemmeno, forse erano troppi? Forse il tetraidrossicannabinolo ha operato una sorta di formattazione o forse non me ne fregava un cazzo di niente e di nessuno.

“Il nero ha l’erba buona, il nero costa poco, il nero ce l’ha sempre, il nero qui, il nero lì”.

Ma intanto fumavo gratis e guadagnavo qualche euro, a conti fatti ben poca cosa in confronto ai rischi, ma continuavo a fumare l’esistenza altrui, vivevo quel tempo scandito dall’acquisto succhiando letteralmente l’esistenza dagli occhi del coglione di turno, non mi importava l’individuo in se, ma quello che le sue fessure esistenziali comunicavano, occhi vispi e indagatori, occhi spenti e morti, occhi che fiutavano lo spazio dando impulsi alle labbra che scandivano domande su questo e quello, occhi socchiusi di chi salpa in un viaggio fra gli anfratti dei suoi ricordi.

Si, di esistenza ne ho vista e assaporata tanta, ma i nomi sono solo un orpello in tutto ciò, solo un indice bibliografico, un titolo sospeso che può solo alludere a quel ricordo ma non precluderne l’intensità.

La profondità che quel tempo forniva alle riflessioni di una mente, nella quale la ricerca dell’esistenza emanava i suoi primi vagiti non è facile da spiegare nemmeno a me stesso, non è semplice delineare con poche pennellate gli infiniti scenari che si formavano ogni stramaledetto giorno che si affacciava su questa città, straniera, terribile e calda.

Non è semplice ma nemmeno necessario. Ne raccolgo i frutti ora. Adesso. Alcuni secchi e avvizziti, altri maturi e dolcissimi, altri marci e odorosi di colpa e tradimento, ma questo non cambia gli eventi già andati, non cambia i ricordi e le impressioni, può solo imbarbarire il presente se si cerca di far finta di nulla.

                                                                  

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