Parole Accese

(Il presente è l’articolo di Francesco Villari tratto da InScena Magazine del Marzo 2008.)

 

 

 

 

Le
parole si accendono allo sguardo. Gli occhi come piromani della mente riescono
ad accertarsi che le parole possano prendere vita. Ecco la naturale necessità
di concretizzare una considerazione. In un Paese di santi truffatori e navigatori
satellitari che disconoscono il Maestrale ci resta solo l’approccio onesto con
i poeti: coloro che intendono proporre e rivendicare  in qualità di mandanti  la libertà delle parole, incastonando gli
accenti e le espressioni affinché la comunicazione in senso esteso possa
realmente far parte del quotidiano in tutti i suoi aspetti e nelle forme in cui
si manifesta. Le parole sono un peso che va portato con orgoglio. Meritano di
viaggiare serenamente attraverso gli uomini ed il tempo.

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Ho tagliato
la testa al toro. Ho quasi raggiunto la meta, sognato di segnare cinque punti
con un corpo ed una testa da lanciare per perfezionare il punteggio. Nessun
peggio, certo. Solo le quattro prese che coordinandole funzionano. Era ora.

E
adesso, cosa chiama cosa ma il caso chiama a caso, ecco la volontà di
rimpinguare l’omissione di soccorso con una difesa reale di quanto
effettivamente fattibile. L’affetto che provo si ferma alle righe, sulla
squadrata concezione che in figura soddisfa solo se alimentata. Nonostante la
pancia piena, il palato è su una testa calva che non si accontenta. Come deve.
Come sarebbe giusto pretendere. “Prendi i bollori e scappa!”. Una parrucca
pensata per non pensare alla calvizie che avanza ma che in fiera, in un
ipotetico sud-est primaverile, torna assolutamente viva nella testa in festa.

Pochi
passi. Altamente consigliato sentire il vento tra la finta per definire vero il
falso. Le sensazioni non si giocano a poker. Le mettiamo sul tavolo per
scrollare l’interessante ed allevare, alleviare e ricondurre l’intenzione di
uscirne ad una sana scommessa su se stessi. Sporchi perché tra e sabbie mobili
ci han già provato ad uscirne.

L’altra
sera ho richiamato Arnie ed Arnie non ha risposto. Non ha avuto l’accortezza di
spedire un suo “BAU” neanche dietro sollecito. Che fare? L’esercito si è
impiantato nel suo cervello e nell’esercizio di rispondere avrà perso le forze
per farlo? Non ci credo. E’ il semplificato sabato sera partecipato da clave
brandite come regolatori d’iniziativa. Ho commissioni da commettere e
pentimenti da non dormirci la notte. Ho la soluzione per dormire sereno
nell’intento ciceronico di accompagnare Maometto in Calabria.

Sono
il cieco con il cane al guinzaglio. Metti del pepe a disposizione dell’olfatto…

E’
quello che accade in larga scala. Una larga scala a chiocciola sulla quale il
guinzaglio è un lusso. Lascio il lusso con forti contusioni. Nessun problema in
merito.

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